Il nome dell’associazione

Il nome dell’organizzazione di volontariato che  ad Osimo e dintorni dà voce ai malati di DCA e alle loro famiglie evoca  il volo del piccione marino, strano e goffo uccello, quando s’aggira sulla terra, nobile ed elegante volatile nel momento in cui si libra, leggero, nell’aria.

Il volo rappresenta da sempre un intimo desiderio  di libertà e di conoscenza, voglia di riscatto dalla prigionia terrestre e tensione verso il firmamento, ignoto e ambito come meta divina. Un potente richiamo al bene e all’amore ma simbolo anche di caduta e fallimento. Ascesa e discesa, alterni moti dell’animo e della vita interpretati da tre storie esemplari.

Dalla mitologia greca sappiamo la triste vicenda del celebre architetto inventore Dedalo e di suo figlio Icaro, dallo scrittore Richard Bach riceviamo la fiaba moderna del giovane gabbiano Jonathan Livingstone, diverso e per questo costretto esule dal suo stormo. Sarà poi accolto come saggio maestro dei giovani ad insegnare che il volo, espressione di libertà, diviene tale solo nel momento in cui si perfeziona e si sublima con la perseveranza e il sacrificio. Allora servirà a diventare migliori e a comprendere il segreto dell’amore. Del contemporaneo Luis Sepùlveda piace e s’armonizza col nostro sentire la vivace storia di Fortunata e Zorba, la gabbianella orfana e il gatto generoso che le insegnò a volare visite site. Dal libro dello scrittore cileno è tratto questo breve stralcio, sintesi di un nome: “…abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi”.

In una chat con un amico che in seguito poi ho ritrovato le chiedeva: ma cosa ti manca, sei bella, hai un lavoro… Ely rispondeva : mi manca di essere felice .

Sono un insegnante di scuola dell infanzia , era Natale e con i bambini cantavamo “ Ti regalerò un sogno”
Questa canzone diceva: Gabbiano dimmi come si fa a raggiungere la felicità, voglio andare dove nascono i sogni, dove i sogni diventano realtà .
“One day you’fill your way”
Ognuno ha la sua strada per scoprire l’amore , il vero senso della vita, per andare verso l Infinito.
Per me è stata la strada dell’assenza che mi ha fatto scoprire la presenza dell’ amore dentro di me, che mi ha fatto ritrovare la strada del cuore …

In attesa d’imparare a volare…

Una gabbianella.

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